Fontana contesa al parco Cortivo

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Giardino Cortivo - Pontevigodarzere

Il Comune dice no ai residenti: se la volete, pagatevela da soli

PONTEVIGODARZERE. La raccolta firme della mamme del parco giochi di via Cortivo a Pontevigodarzere giace in Comune da primavera. Da allora le richieste dei trenta genitori sottoscrittori del documento sono rimaste inevase. Tra le loro richieste la recinzione dell’area verde e soprattutto la realizzazione di una piccola fontana di acqua potabile per dissetare i bimbi. «Non solo non è stato effettuato alcun intervento – ricorda una delle mamme promotrici della raccolta firme – ma dal Comune ci è stato risposto che non avendo a disposizione la somma per la fontanella noi genitori avremmo dovuto auto-tassarci con 10 euro per consentire ai tecnici di compiere l’operazione».  Incassato quindi il «no» del Comune, le mamme si sono rivolte al Consiglio di quartiere. «Ma non è andata certo meglio – riprende – perché la presidente di circoscrizione ci ha spiegato come la fontana con l’acqua potabile avrebbe contribuito a far arrivare altri extracomunitari che l’avrebbero utilizzata per lavarsi». Insomma, porte chiuse in Comune e in Quartiere, mentre il parco giochi continua a scivolare sempre più nel degrado.  Del caso si è interessato anche il capogruppo del Pdl in Consiglio comunale, Alberto Salmaso: «Trovo a dir poco incredibile il Comune chieda dei soldi ai genitori per migliorare un parco giochi dedicato ai bambini. E che il rifiuto, anche se per motivi diversi, arrivi pure dal quartiere. Tra l’altro l’acqua è un servizio pubblico che a quanto mi risulta non viene tolto nemmeno a chi occupa gli alloggi abusivamente. Mi auguro, quindi, si possa rapidamente trovare una soluzione ai problemi del parco di via Cortivo». Dove i residenti, nelle ore notturne, segnalano anche la presenza di numerosi extracomunitari. «Le tracce del loro passaggio – terminano le mamme firmatarie della sottoscrizione – le troviamo quando portiamo i nostri figli a giocare. Tra le giostrine ci sono escrementi umani, preservativi usati, a volte qualche siringa».

Da “Il Mattino di Padova” del 4 ottobre 2011. (m.b.)

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